IRAN: LA SVIZZERA AVVIA UN NUOVO STRUMENTO FINANZIARIO PER GESTIRE GLI SCAMBI IN ACCORDO CON GLI USA

Mentre l’UE ritarda l’avvio dello Special Purpose Vehicle, la Svizzera sta per finalizzare un progetto che consentirebbe di creare un sistema di pagamenti autorizzati con Teheran per transazioni definite “umanitarie”

Mentre l’Unione Europea ha mancato la deadline di dicembre per varare l’annunciato Special Purpose Vehicle (SPV), la Svizzera appare essere sul punto di finalizzare un nuovo strumento di pagamento con l’Iran, in accordo con gli Stati Uniti. Il progetto, meno ambizioso di quello europeo, al momento denominabile humanitarian payment channel, consentirà alle aziende e alle banche di  intraprendere determinati scambi commerciali con l’Iran a seguito della reintroduzione delle sanzioni statunitensi. Lo humanitarian payment channel sarà il primo, ed al momento unico, strumento di pagamento autorizzato dagli Stati Uniti, gestito da un altro Paese, finalizzato a consentire il commercio con l’Iran, anche alle c.d. US persons, di quei prodotti definiti “umanitari” descritti nelle tre General Licenses rilasciate dall’OFAC. Di fatto, con alcune limitate eccezioni, la vendita di prodotti farmaceutici e alimentari non è proibita dalle sanzioni americane in vigore, potendo usufruire delle concessioni operate sia dall’ NDAA (National Defence Authorization Act 2012), che dall’IFCA (Iran Freedom Counter proliferation Act 2012). Bisogna tuttavia ricordare che, al di là di quanto consentito dalle specifiche General Licenses rilasciate da OFAC, alcune restrizioni in relazione all’ end-users, alla specifica transazione, alle modalità di spedizione, permangono, e nel caso di errori il prezzo da pagare potrebbe essere elevato. 

Contrariamente all’iniziativa svizzera circa l’istituzione dello humanitarian payment channel, lo SPV europeo, annunciato pubblicamente dall’Unione Europea assieme all’Iran e agli altri Paesi rimasti firmatari del JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) il 24 settembre 2018,  rappresenta invece un tentativo ben più ambizioso di creazione di un sistema di pagamenti protetto dalle sanzioni secondarie americane. Finalizzato a consentire all’area Euro rapporti finanziari con Paesi sotto sanzioni unilaterali statunitensi, esso di fatto viene pensato come mezzo atto a consentire transazioni in settori economici posti sotto embargo statunitense (si pensi al settore petrolifero per esempio). È questa la ragione per la quale la sua realizzazione è segnata da una forte contrapposizione politica con Washington.  A causa, fra l’altro, della difficoltà determinata dalla necessità di indentificare il Paese in cui registrare giuridicamente lo SPV, superata senza risultati tangibili la deadline per la sua entrata in vigore annunciata per dicembre 2018, Teheran minaccia l’abbandono dell’accordo sul nucleare e la conseguente ripresa della sua corsa al riarmo.

È in questo contesto che deve essere intesa la visita di Stato del Ministro degli Esteri iraniano Zarif, recatosi in India con una nutrita delegazione di imprenditori. L’India di fatto importa circa l’80% del suo fabbisogno di energia dall’estero ed è il secondo maggiore importatore di petrolio iraniano, dopo la Cina. Non bisogna tuttavia sottovalutare il fatto che l’India è uno dei Paesi che ha ottenuto un waiver per le proprie importazioni petrolifere dagli Stati Uniti, i quali, in cambio di una progressiva riduzione delle importazioni in India di petrolio dall’Iran, hanno proposto tariffe minori per le esportazioni negli Stati Uniti di alluminio e acciaio cinese. Il rapporto tra Iran ed India è comunque articolato e complesso e non si limita solo alle importazioni petrolifere. 

Per ciò che concerne il rapporto Iran-Cina invece, nel mese di dicembre 2018 la Banca cinese a controllo statale Kunlun ha comunicato di voler riprendere a trattare gli scambi commerciali con l’Iran, limitatamente però ai prodotti esenti dalle sanzioni. La Banca Kunlun era l’istituto finanziario scelto da Pechino per trattare il commercio con l’Iran di tutti i prodotti colpiti dall’embargo statunitense. Tale politica di “commercio aperto” con l’Iran ha persistito fino a quando, nel luglio 2012, la Banca  è stata sanzionata da OFAC per aver violato il CISADA (Comprehensive Iran Sanctions Accountability and Divestment Act 2010).

Per saperne di più o per ulteriori chiarimenti: info@zenopoggi.com 

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