SANZIONI STATUNITENSI ALL’IRAN: COSA CAMBIA

Entra in vigore la seconda tranche di sanzioni contro Teheran dopo quelle promulgate il 7 agosto

Il 5 novembre è scattata la seconda stretta Usa contro l’Iran, dopo il primo round del 7 agosto 2018 che aveva colpito l’acquisto di dollari da parte del governo iraniano, il commercio in oro o metalli preziosi, le transazioni significative riguardanti l’acquisto o la vendita di rial. 

Stavolta nel mirino di Washington finiscono il settore energetico, la Banca Centrale dell’Iran e il ramo delle spedizioni.

Più specificatamente, d’ora in poi:

– i nominativi di 50 banche iraniane, di 400 tra soggetti, entità, navi, aeromobili, coinvolti nei settori delle spedizioni e dell’energia dell’Iran, vengono inseriti nella “lista SDN” (Specially Designated Nationals and Blocked Persons).

– circa 250 nominativi tra individui ed entità in precedenza inclusi nella “E.O. 13599 List” vengono inseriti definitivamente nella lista SDN ovvero soggetti anche a secondary sanctions;

– qualsiasi istituto finanziario non statunitense (FFI) che faciliti consapevolmente una transazione che coinvolga le entità o i soggetti listati potrebbe essere sottoposto anch’esso alle suddette misure sanzionatorie;

– viene modificato l’Iranian Transactions Sanctions Regulations (ITSR), che comporta il blocco delle proprietà e degli interessi di soggetti che forniranno supporto finanziario, beni o servizi a sostegno della National Iranian Oil Company (NIOC), della Naftiran lntertrade Company (NICO) o della Banca Centrale dell’Iran;

– le transazioni da parte di istituzioni finanziarie straniere con la Banca Centrale lraniana e delle istituzioni finanziarie designate, la fornitura di servizi di messaggistica finanziaria specializzata, la fornitura di servizi di sottoscrizione, assicurazione o riassicurazione, nonché il settore energetico iraniano saranno sottoposti a sanzionamento.

Queste sanzioni internazionali sono la conseguenza della decisione, annunciata dal presidente Donald Trump lo scorso 8 maggio sulla base del principio “America First”, di uscire dall’accordo sul nucleare (JCPOA – Joint Comprehensive Plan of Action) siglato nel luglio 2015 dai paesi del 5+1, ovvero Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania.

Solo otto Paesi sono stati esentati temporaneamente dal rispetto delle sanzioni Usa e che potranno continuare ad importare petrolio dall’Iran: Cina, India, Grecia, Turchia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e la nostra Italia.

Le deroghe consentono di continuare a importare petrolio greggio per un periodo limitato di massimo sei mesi, di modo tale che i Paesi in questione possano prendere provvedimenti per sospendere del tutto gli affari con Teheran.

Per leggere il report completo o per ricevere ulteriori chiarimenti: info@zenopoggi.com

 

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