PRIME CONSIDERAZIONI IN MERITO AL RECESSO DEGLI USA DALL’ACCORDO SUL NUCLEARE IRANIANO.

L’Iran è sottoposto a misure restrittive da parte dell’ONU, dell’UE e degli USA. Dopo un iniziale allentamento delle sanzioni legate al programma nucleare iraniano negli ultimi due anni, i recenti avvenimenti muovono in senso contrario.

In data 8 maggio 2018, infatti, il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato il recesso dall’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA – Joint Comprehensive Plan of Action) siglato nel 2015, comportando di fatto il ripristino delle sanzioni USA nei confronti dell’IRAN, con l’inevitabile  reintroduzione di “secondary sanctions”, la pubblicazione di nuovi Executive Orders e il ripristino degli effetti del listing delle società nella Specially Designated Nationals List (SDN List) del U.S. Department of the Treasury’s Office of Foreing Assets Control (OFAC) .

Profili normativi

A seguito dell’uscita degli USA dall’accordo, il Congresso, entro 60 giorni, ha il compito di decidere in merito alle sorti della normativa, nell’alternativa tra il ritorno alla normativa in vigore prima dell’apertura del 2016 o l’introduzione di nuove sanzioni per lo più rivolte a specifici soggetti con lo scopo di aumentare le pressioni su Teheran dato il forte impatto che il listing avrebbe sull’economia del Paese.

In data 8 maggio 2018 è stato altresì sottoscritto il Memorandum presidenziale per la sicurezza nazionale (National Security Presidential Memorandum – NSPM), la cui attuazione sarà coordinata dal Segretario di Stato congiuntamente al Segretario del Tesoro. L’obiettivo ultimo dell’intervento è quello di reintrodurre le Primary Sanctions e Secondary Sanctions statunitensi revocate o derogate in base al JCPOA.

Contestualmente l’OFAC (U.S. Department of the Treasury’s Office of Foreing Assets Control) ha pubblicato delle “General Questions”.  Premesso che è esplicitato in apice al documento che si sostanzia in un mero chiarimento non avente valore legale, si sottolinea quanto segue.

Anzitutto la normativa concederà due diversi termini di tempo, l’uno di 90 giorni che terminerà il 6 agosto 2018, e l’altro di 180 giorni che si concluderà il 4 novembre 2018 dalla sottoscrizione dell’NSPM, finalizzati a consentire un “wind-down period” per tutte le attività commerciali intrattenute sia dalle c.d. U.S. Persons che dalle c.d. non U.S. Persons con società iraniane presenti nella SDN List (che torneranno ad essere soggette a Secondary Sanctions).

In linea generale:

Con riferimento al termine di 90 giorni, alla data di scadenza programmata per il 6 agosto 2018 saranno reintrodotti divieti relativi all’utilizzo dei dollari per gli scambi commerciali, agli scambi di oro e metalli preziosi, di grafite, metalli grezzi lavorati o semilavorati come alluminio e acciaio, nonché di software per l’integrazione di processi industriali nonché riguardanti il settore automobilistico,

Riguardo invece il periodo di 180 giorni che si concluderà il 4 novembre 2018 verranno sanzionate una serie di attività tra cui quelle aventi ad oggetto petrolio greggio e prodotti petrolchimici, la fornitura di servizi finanziari ed assicurativi, il settore energetico.

Le Secondary Sanctions

Le c.d. Secondary Sanctions rappresentano uno degli aspetti maggiormente critici del regime sanzionatorio USA nei confronti dell’Iran.

Infatti, mentre le primary sanctions operano in via esclusiva quando l’operazione commerciale coinvolge una c.d. “U.S. persons”, le Secondary Sanctions hanno efficacia extra-territolriale e sono applicabili anche quando lo scambio commerciale coinvolge le c.d. “non U.S. persons”.

Tale tipologia di sanzioni comporta di fatto una limitazione alla facoltà di società o individui non statunitensi di instaurare rapporti economici con soggetti inclusi nella SDN List. In caso di violazione di tale restrizione, la società/ individuo sarà a sua volta soggetto alla medesima misura sanzionatoria e all’inclusione nella SDN List.

General Licenses 

Nel lasso di tempo intercorso tra la sottoscrizione dell’accordo nel 2015 e l’odierno atteggiamento di chiusura, erano state concesse numerose General Licenses che autorizzavano una serie di attività commerciali compiute da U.S. Persons e non U.S. Persons.

A tal riguardo è chiarito che il Ministero del Tesoro Americano potrà procedere alla revoca delle precedenti autorizzazioni rilasciate dall’OFAC in conformità all’accordo JCPOA.

SDN List

L’OFAC provvederà dichiaratamente alla reintroduzione degli effetti del listing di individui, società ed enti finanziari nella SDN List, precedentemente sospesi all’atto della sottoscrizione del JCPOA, entro e non oltre il 5 novembre 2018. Lo scopo è quello di consentire alle c.d. Non US Persons l’esecuzione dei contratti stipulati prima 8 maggio 2018 (data di sottoscrizione dell’NSPM) fino rispettivamente al 6 agosto 2018 ed al 4 novembre 2018, a seconda del tipo di attività. Entro tali termini tutti gli scambi commerciali in essere dovranno concludersi. Anche in questo caso sono espressamente menzionate le Secondary Sanctions e la volontà di riportare in vigore tutti gli Executive Orders revocati a seguito della sottoscrizione del JCPOA da parte degli Stati Uniti.

La posizione assunta dall’Europa

Sul fronte Europeo la portavoce della commissione UE ha ribadito l’intenzione di preservare l’accordo. Di fatto il recesso di uno solo dei membri firmatari non ne determina lo scioglimento. L’Iran a sua volta dichiara di voler continuare ad impegnarsi nell’intesa. Questo tuttavia non modifica l’impatto del meccanismo sanzionatorio che a breve sarà reso operativo dagli Stati Uniti.

I nostri uffici restano a disposizione per ulteriori chiarimenti.

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